ideazione e coreografia Gloria Dorliguzzo con i macellai partecipanti
danzatore e insegnante di Hasapiko Giannis Martos
performer Asella Gilmore, Mauro Barbiero e altrɜ tbc
compositore Manfredi Clemente
dramaturg Lucia Amara
direzione tecnica e luci Isadora Giuntini
suono Dario Felli
scene Gloria Dorliguzzo
consulenza esterna alla scenografia Elena Zamparutti
contributo visivo Pier Paolo Zimmermann
maschere plastikart studio
realizzazione oggetti di scena Lorenzo Martinelli

per INDEX Valentina Bertolino, Francesco Di Stefano
una produzione INDEX
in co-produzione con Athens Epidaurus Festival
in collaborazione con National Theatre of Northern Greece; Istituto Italiano di Cultura di Atene
progetto selezionato per CURA; R.O.M – Residencies On the Move, supportato da Creative Europe
un ringraziamento a Associazione Congerie
con il supporto di MiC – Ministero della Cultura

L’Hasapikos, danza popolare greca il cui nome significa “danza dei macellai”, è il punto di partenza di questa ricerca. La sua radice etimologica, che unisce mestiere e ritmo, apre uno sguardo sull’origine possibile della danza: un corpo che si muove non per rappresentare, ma per compiere un gesto necessario, carico di senso.

 

Butchers riparte da qui, dall’idea che il gesto del taglio possa contenere in sé la matrice di un linguaggio coreografico. Il progetto esplora questa dimensione remota e simbolica, ricostruendo una sequenza ritmica di movimenti legati alla macellazione. Ciò che era funzione diventa partitura; ciò che era tecnica diventa rito; ciò che era gesto quotidiano si trasforma in coreografia.

 

Il lavoro, centrato sul corpo dei macellai–performer, invita a riattivare un sapere antico attraverso la precisione del movimento. I gesti, essenziali e ripetuti, generano una grammatica del sacro: un alfabeto che restituisce al taglio la sua dimensione spirituale. Un tempo, infatti, quell’atto non era solo sopravvivenza, ma rispetto verso l’animale–divinità, parte di un ordine cosmico in cui vita e morte si intrecciavano.

 

Da questa indagine nasce una pièce priva di realismo o crudeltà: nessun coltello, nessun sangue, nessun resto. Non rappresentazione, ma evocazione. I performer abitano lo spazio come spinti da un impulso ancestrale; i loro corpi vibrano in una tensione che rimanda al rito, al lavoro, alla disciplina del gesto.

 

La scena diventa un luogo di archeologia vivente, dove la memoria del movimento riaffiora come traccia di un’antica alleanza tra corpo, funzione e sacro. I gesti si susseguono come frammenti di una partitura che unisce necessità e trascendenza. Butchers interroga così quel nucleo arcaico da cui la danza potrebbe essere nata: una danza funzionale, rituale, necessaria — un rito asciutto e simbolico in cui il corpo torna mediatore tra materia e spirito.

 

© Giorgiomaria Cornelio
© Federico Raffaeli
© Gloria Dorliguzzo