Che dolore terribile è l’amore

: daria deflorian


a partire da Non dico addio di Han Kang

drammaturgia e regia Daria Deflorian
con
Anna Coppola, Daria Deflorian, Monica Piseddu

progetto condiviso con Monica Piseddu e Andrea Pizzalis
dramaturg
Eric Vautrin

scene e aiuto regia Andrea Pizzalis
luci
Giulia Pastore
suono
Emanuele Pontecorvo
costumi
Ettore Lombardi
direzione tecnica
Enrico Maso
consulenza artistica
Attilio Scarpellini
collaborazione alla drammaturgia
Nikolai Palmieri e Blu Silla

per INDEX Valentina Bertolino, Francesco Di Stefano
una produzione
INDEX
in coproduzione con Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale; Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa; Teatro di Roma – Teatro Nazionale; Festival d’Avignon; théâtre Garonne, scène européenne – Toulouse
distribuzione in Francia théâtre Garonne, scène européenne – Toulouse
con la collaborazione di
Istituto Culturale Coreano in Italia; L’arboreto – Teatro Dimora di Mondaino | Centro di Residenza Emilia-Romagna; Residenza Olinda/TeatroLaCucina
con il supporto di
MiC – Ministero della Cultura

debutto al Festival d’Avignon il 13 luglio 2026, con anteprima al théâtre Garonne il 6 e 7 luglio 2026

copyright © Han Kang 2021
copyright © Adelphi 2024

Un giorno Gyeong-ha riceve un messaggio dalla sua amica In-seon, che vive sull’Isola di Jeju, in Corea del Sud. Si è ferita lavorando il legno ed è stata trasportata d’urgenza sulla terraferma, ma ha lasciato a casa un uccellino che rischia di morire di fame. Nel suo romanzo Non dico addio, l’autrice Premio Nobel per la Letteratura Han Kang affronta una delle pagine più buie della storia coreana: la sanguinosa repressione della rivolta di Jeju nel 1948. Daria Deflorian attraversa e interroga questo testo perturbante condividendo con Han Kang il rifiuto di ridurre le tragedie ai meri nomi delle città e al numero dei morti. Per avvicinarsi a quel passato che si rifiuta di passare, bisognerà lasciarsi attraversare dalla fragilità dell’essere umano e da tutto quello che inevitabilmente ci tocca. Forse allora “saremo ammessi tra i fantasmi”.

 

Attraverso la ricerca di una persona cara durata tutta una vita, la vicenda esplora i modi in cui la natura brutale e totalizzante della violenza appiattisce ogni individualità, ma anche come una tenace speranza riesca a salvare una singola persona caduta nel dimenticatoio, toccando e illuminando le vite di altre vittime. Un “archivio d’amore”, come avrebbe detto Didi-Huberman, in cui la sopravvivenza passa attraverso immagini fragili, interrotte, prossime alla scomparsa. E tuttavia, ostinatamente presenti. Dentro e fuori dal romanzo, in scena, attraverso tre figure, i due rapporti cardine di questa resistenza affettiva: l’amicizia tra le due protagoniste e l’amore travagliato e non scontato tra madre e figlia. È nella falegnameria, che In-seon ha riadattato nel vecchio deposito di mandarini della madre, che si svolge l’azione in una lunga notte dove tutto quello che è evocato è successo prima o dopo mentre i dialoghi tra e con i fantasmi sono l’unico vero presente.

 

© Andrea Pizzalis – Residenza Olinda/TeatroLaCucina